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Atrax Robustus Pt. 13
Luigi con l'animo di che reduce da un grave disastro, avvertiva una leggera vertigine e un tremito nervoso alle gambe, l'effetto ritardato dello stress dell'incidente ora si facevano sentire: si appoggiò alla fiancata del suo SUV.
L'ansia per il ritardo accumulato gli creava una palpabile agitazione, constatò che nonostante Leo non avesse più vomitato, non appariva certamente reattivo e dinamico come al solito.
Aveva un respiro più affannoso del consueto, la lingua penzoloni, gli occhi semichiusi, ma forse più il caldo di fine mattina che il suo malessere, era responsabile di quello stato.
Di certo aveva sete, ma lì vicino non c'era un accidente di posto in cui procurarsi dell'acqua.
Presto sarebbero giunti all'ospedale e lo avrebbero idratato, solo dopo la vista del veterinario lui si sarebbe sentito tranquillo .
Guardò con apprensione l'ora sul suo “Reverso” al polso: la mattina ormai era andata, si erano fatte le dodici e mezza.
Estratto il suo Motorola cercò nella rubrica il numero del soccorso ACI e chiese che gli inviassero due carri attrezzi per i due mezzi incidentati.
Il cane si era accucciato tranquillo ai suoi piedi all'ombra dei veicoli.
- Dicono che ce li manderanno tra mezzora o quaranta minuti, al momento li hanno tutti fuori per altri interventi – disse rivolto al corriere che gli stava davanti con le mani in tasca e una Nazionale senza filtro fra le labbra.
L'altro tossì con un brontolio di catarro : - Ti credo a quest'ora, con 'sto traffico, sono pure veloci. Guarda che traffico c'è su 'sto corso. - Poi con uno strascico di gola sputtò sul terreno pezzetti di tabacco rimasti tra le labbra.
Lui guardò il gesto con riprovazione, ma non disse nulla:
Gli venne in automatico il pensiero: “Sputare in pubblico configurava il reato di "deturpamento e imbrattamento di cose altrui” - c'era anche una Sentenza della Cassazione.
Quando i carro attrezzi, con la relativa laboriosa lentezza, ebbero terminato di caricare i veicoli, parlò con l'autista che si era occupato della Rover: - È da buttare, - disse indicando mestamente la vettura - non vale la pena ripararla. Sia gentile, mi porti direttamente da un demolitore, così mi evitava doppi spostamenti e altri costi extra. Ce n'è uno proprio in fondo al corso Unione Sovietica, da Belfiore, ci ho già portato altre macchine.
L'autista acconsentì con un cenno di testa: - Per me è uguale, salga che partiamo
Luigi prese posto in cabina, fece accucciare Leo ai suoi piedi, sulla trapunta recuperata dalla Rover.
Gli carezzò il capo con tenerezza, come a scusarsi per averlo coinvolto in quel casino, il cane gli leccò la mano.
Venti minuti dopo entrarono nel piazzale dello sfasciacarrozze.
Lo spettacolo era degradante, un vero cimitero di metallo distrutto.
Mucchi di carcasse arrugginite, lamiere contorte, odore acre di benzina e metallo vecchio riempivano l'aria.
Il rumore martellate della pressa in azione urtava l'udito: un clangore sordo, seguito dal sibilo dei cilindri si ripeteva con cadenza continua, polvere, sporcizia e disordine regnavano ovunque.
Era presente un vasto genere di marche e modelli: utilitarie o prestigiose ammiraglie che attendevano di mutarsi in un solido di lamiera impilabile.
Da un container con la scritta “Ufficio” fatta a mano, rugginoso come il resto di rottami in cui era immerso, ne uscì un cinquantenne dall'aspetto burbero.
Aveva un ventre prominente, con una tuta lercia di olio e grasso motore, aperta su una canotta sudata che lasciava intravedere peli grigiastri sul petto.
L'uomo dotato di una incipiente calvizie, teneva un mezzo toscano spento tra le labbra che faceva ballare nel parlare.
- Buongiorno, doveri demolire questo SUV – esordì Luigi con voce dolente.
- Buongiorno un cazzo! - Rispose brusco l'individuo - Tutti 'sta mattina avete deciso di schiantavi con le macchine e venire qui a incasinarmi il lavoro. Che giornata di merda!Mettetela lì. - aggiunse sbrigativo, indicando una fila di catorci prossimi alla demolizione .
- Poi, venga dentro l'ufficio che c'è un fottio di cose de firmare.
Quando la Range Rover fu scaricata, un addetto, non meno scontroso e insofferente del titolare, rimosse le targhe del SUV prima di affidarlo al Caterpillar MH3040: un veicolo imponente, giallo e rumoroso come un pachiderma preistorico.
Il braccio lungo della macchina si tese, la pinza idraulica – dotata di ganasce d’acciaio dentate – si aprì con un sibilo pneumatico, poi si chiuse sul telaio del Range Rover con un colpo secco, sollevò la macchina come fosse cartone e la posò sopra altre due carcasse in cima a una catasta.
Luigi osservò la scena con la mestizia di un funerale.
Il suo SUV, su cui aveva ascoltato musica con Leo, portandolo a correre la domenica mattina, la sua macchina di classe, ora era solo un altro rottame in attesa della pressa.
Sentì una fitta al petto, uno sconforto, quasi un lutto da fargli salire le lacrime.
Dentro il container stagnava un aria calda che mozzava il respiro, colorita dall'olezzo pungente del Toscano fumato dal proprietario.
Paginoni centrali di Play Boy con formose conigliette senza indumenti, alternate a poster pubblicitari di automobili e marchi di carburanti, tappezzavano le pareti della stanza.
Non era solo, su una piccola fila di sedie stazionavano altre quattro persone che l'avevano preceduto.
Luigi comprese che le cose non sarebbero andate affatto alla veloce.
- Ci sarà molto da aspettare? - chiese allo scontroso energumeno seduto alla scrivania concentrato a riempire moduli stampati.
- Il ragioniere è andato a pranzo, torna tra mezz'ora. Sono solo adesso - rispose secco indicando la fila in attesa - Se andava di fretta oggi doveva stare più attento, invece di sfasciarsi la macchina.
- Vebbè, sarà andato a farsi un panino. Mica ci impiegherà una vita. - replicò Luigi.
- Se lo scordi - rimbrottò l'uomo. - Quello va a pranzare a casa. Si fa primo, secondo, dolce e caffè. Tanto resto io mandare avanti la barracca. Ormai i dipendenti fanno i signori e i padroni gli schiavi. Non lo sapeva?
Gli uomini, con aria rassegnata, tenevano tra le mani le custodie dei documenti delle auto, qualcuno le usava a come ventaglio per farsi aria.
Lui maledisse la situazione in cui si era cacciato, i tempi che si dilatavano di momento in momento e l'opprimente temperatura di quel fine settembre.
Le pratiche burocratiche per la rottamazione richiedevano oltre alla consegna del veicolo, quella delle targhe, del libretto di circolazione e del certificato di proprietà, per ottenere un certificato di rottamazione utile per la radiazione del veicolo al PRA . .
C'erano un sacco di moduli firmare e da sborsare una tariffa intorno alle centomila lire.
Attendere che tutto il processo venisse portato a termine, poteva richiedere anche trenta minuti, per ognuno della coda, mentre pensava a questo, mentalmente elaborava estrose imprecazioni.
Erano trascorse quasi due ore quando finalmente venne il suo turno, il ragioniere che, dai tempi del rientro, doveva aver presenziato a un pranzo di nozze, aveva sostituito il titolare.
Ma la situazione non si era sveltita, poiché mentre il ruvido capo era andato a nutrirsi, lui procedeva con uguale lentezza.
Anzi, forse appannato dell'abbiocco post prandiale, appariva fin più lento dell'altro.
Leo che si era accucciato al fianco della sedia occupata da Luigi, mentre lui procedeva a firmare gli ultimi documenti, collassò all’improvviso: conato di vomito violento, convulsioni lievi, una bava schiumosa gli colava dal labbro, pareva essere in coma.
(Continua)